Una vita davanti

La storia di Desirée Mariottini non è facile da affrontare. È una vicenda triste, inutile girarci intorno, ma soprattutto è il contenuto quotidiano di una realtà che spesso vogliamo ignorare. A tutti i costi.

Quello che è accaduto, più o meno, lo trovate cliccando sul suo nome.

Io vorrei invece provare a descrivere un’altra realtà, che non appartiene ai fatti, ma di questi ultimi è stata la causa.

Immaginate di essere una ragazzina di 16 anni: carina, spaesata come tutte, in cerca di qualcosa che le faccia trovare sé stessa, la casa più accogliente per un’adolescente che si guarda intorno senza capire come e perché è finita dentro quel corpo.

I ragazzini, tutti i ragazzini di ogni tempo, sono degli impasti di vita capaci di prendere qualsiasi forma: c’è chi sarà un chirurgo, chi l’imbianchino, chi l’artista di strada, il Presidente della Repubblica (a qualcuno toccherà prima o poi), lo spacciatore dei vicoli bui, la vittima di violenze.

Siamo portati a credere che dietro ogni bambino si nasconda un uomo o una donna dal grande futuro. Ma ognuno di loro avrà la sua strada da percorrere, e a volte non è quella che avevamo immaginato.

Tutti gli spacciatori, i ladri, gli assassini sono stati bambini un tempo. E per nessuno di loro c’è stato un parente, un amico, un vicino di casa che guardando quel faccino tenero gli abbia detto «da grande sarai un criminale» oppure una prostituta, come se la possibilità fosse esclusa a prescindere.

È così che il pusher sotto casa ha avuto la possibilità di diventarlo: perché nessuno gli ha detto che non poteva. Perché nascondiamo sistematicamente la possibilità del male. Perché trattiamo i lati negativi come rifiuti da abbandonare, o da spazzare sotto il divano, senza raccoglierli mai. Così la polvere diventa matassa, e trovarne il bandolo umano diventa sempre più difficile.

Se Desirée si permetteva di avere un rapporto in cambio di una dose non era perché sentiva il bisogno di drogarsi, ma perché non sentiva il bisogno di custodirsi: quando teniamo a qualcosa, la riponiamo in una scatola per tenerla lontana dalla polvere; quando teniamo a qualcuno invece, lo vogliamo il più vicino possibile per prendercene cura.

Lei dava sé stessa perché non sapeva come mettersi al riparo, dove incartarsi per regalare a qualcuno la sorpresa di esistere.

Non mi stupisce quindi che dopo il rapporto si facesse di eroina: quella pillola era il premio di un sacrificio troppo grande, che non poteva essere vanificato. Dopo ore di violenza, non poteva ammettere, a sé stessa, di averlo fatto per niente.

Ci sono “bambini cresciuti” che non si preoccupano nemmeno di mangiare, che pensano solo a farsi, che rincorrono quei 5 euro come uno stipendio mensile, che hanno voglia di fare l’amore in quel posto proprio per dimenticare quel posto che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

Desirée è una vittima, violentata per 12 ore prima di morire.

Ma Desirée era una ragazza, come tutte; aveva solo un piccolo handicap alla gamba, che però non le impediva di camminare, se solo avesse saputo la strada.

Desirée era una bambina con ogni futuro possibile stampato in faccia.

Quando vediamo un neonato continuiamo a immaginare per lui le cose più belle possibili, ma impariamo anche ad insegnargli quello che non può diventare. Altrimenti c’è il forte rischio che lo farà.

Pieni di ammezzati

Secondo un articolo del Sole 24 Ore e’ di circa 1 miliardo di euro l’importo delle bollette elettriche non pagate dagli Italiani. Per far fronte a questo ammanco l’Autorita’ dell’energia, su ricorso del Tar e del Consiglio di Stato, ha stabilito che saranno gli onesti consumatori a pagare per gli evasori.
In sostanza, 200 milioni arretrati di oneri generalisaranno posti a carico di chi paga le bollette con regolarita’.
Lo stesso meccanismo d’altronde era gia’ stato usato per il canone Rai: se qualcuno non pagava, il povero (calza a pennello) contribuente doveva sorbirsi un aumento per controbilanciare la perdita in bilancio.
Ma al bilancio delle famiglie, chi guarda?
Ci samo abituati ad essere il Paese con una fra le tassazioni piu’ alte al mondo, possiamo fregiarci anche del titolo di record interno di evasione, ma c’e’ un indice che misura il livello di salute delle famiglie italiane?
Il cittadino medio, gia’ abbastanza vessato dai contributi che deve versare all’erario, adesso deve pure accollarsi i costi di chi non paga. Domanda lecita: <<ma se io mi comporto bene perche’ devo essere penalizzato, mentre chi infrange le regole (che molto spesso sta anche meglio di me) non viene punito?>>. Giusta osservazione.
Il fatto e’ che in Italia ormai si e’ venuta a creare una polarizzazione sociale per cui agli estremi della scala (poveri e ricchi) sono concessi vantaggi, mentre chi si trova nel mezzo della matassa non gode di alcun beneficio. I primi godono infatti di agevolazioni e sgravi che permettono loro di sopravvivere nel quotidiano, mentre i secondi (condizione economica a parte) riescono ad ottenere un quadro di accorgimenti virtuosi che gli permette di accumulare sempre di piu’.
Insomma, per l’Italiano medio non c’e’ scampo. E come cantava qualcuno, “non togliermi il pallone e non ti disturbo piu’, sono l’italiano medio nel blu dipinto di blu”.
<<Ragioniere che fa, batti?>>

Falsa partenza

L’Istituto Bruno Leoni, nato per “promuovere le idee per il libero mercato” e presieduto da Franco De Benedetti (fratello dell’ingegner Carlo), ha realizzato una curiosa iniziativa installando un “contatore del debito pubblico” nelle stazioni di Milano e Roma da oggi fino alla conclusione della campagna elettorale.
Il motivo sarebbe quello di ricordare ai passeggeri-elettori che “ogni promessa e’ debito”, nella speranza che loro lo facciano ricordare ai propri eletti (Silvio vacci piano) una volta accomodatisi nelle confortevoli poltrone del potere.
A tal fine ogni pendolare, prima di prendere posto sul treno, ha cosi’ la possibilita’ di essere informato che “da quando sei partito da Roma il debito pubblico e’ cresciuto di 115 milioni. Povero passeggero, in tutti i sensi. A saperlo prima, magari restava nella Capitale e risparmiava i soldi del biglietto.
Gia’, perche’ il totale del debito pubblico di Casa Nostra ammonta a due mila miliardi di euro (che nessuno sa scrivere in cifre, contatore a parte). Per rendere l’idea, un bimbo appena nato porta sulle spalle 40 mila euro, che anche lui a saperlo prima mica usciva dal pancione della mamma, almeno stava al caldo e non doveva gia’ ricorrere alla banca del sangue per il salasso appena subito.
Che poi, questo debito, chi l’ha fatto? E perche’ continua ad aumentare sempre di piu’? E chi e’ il creditore verso cui dobbiamo tutti questi soldi?
Misteri. Fatto sta che il cartellone in stazione continua ad aggiornarsi ogni 3 secondi, tanto per non far dimenticare la posizione vessatoria di ognuno di noi.
Avete presente quelle lavagne economiche in cui si segnano gli indici? Ecco, in questo caso l’inclinazione e’ negativa da qualsiasi punto la si guardi: se va verso l’alto indica che il debito aumenta, se va verso il basso indica la nostra posizione.
Trenitalia da oggi non si scusera’ piu’ per i ritardi, ma per le partenze.
“Il Freccia Verde-Bianco-Rosso e’ pronto a colpire”.
Immaginate dove.

Nuocere

La notizia e’ che la Procura di Bari ha messo agli arresti la suocera di Girolamo Perrone, morto in un incidente stradale nell’Ottobre 2016, perche’ lei ne ha ordinato l’omicidio.
Il motivo?
Riscattare i soldi dell’assicurazione.
E’ chiaro che, azioni del genere, sono spinte da motivi che hanno a che fare col degrado sociale, aggiunto ad evidenti difficolta’ economiche.
Tuttavia e’ la pianificazione a lasciare l’amaro in bocca.
Ma voi ve l’immaginate il piano studiato a tavolino?
No, abbiamo bisogno di soldi. Non lo vedi che qua moriamo di fame?
Eh, ma lavoro non ce n’e’. Come facciamo?
Ammazziamo tuo marito. Ci pigliamo i soldi e ti sposi con qualcun altro.
Sembra irreale, illogico e impossibile, ma intanto e’ cio’ che accade. Perche’ tanto poi, il parente acquisito e’ pur sempre un estraneo accolto in casa. E quindi meno meritevole di starci rispetto ai gia’ presenti.
Peccato pero’ che a volte la giustizia faccia il suo corso, e cosi’ l’orribile piano e’ stato scoperto.
E adesso?
Immaginate la scena.
Il nuovo inquilino che provera’ a entrare in quella casa, a patto che non sia consapevole di quanto accaduto, potrebbe essere il benvenuto.
Gia’, il benvenuto cliente di un’altra compagnia assicurativa.
Qualcuno dovra’ pur pagare la cauzione, no?
Non tutti i mali vengono per suocere!

Ci scusiamo per il presagio

Nel 2014, in Veneto, un capotreno assunse la decisione di far scendere dal convoglio un passeggero sprovvisto di biglietto.
Oggi, 4 anni dopo (viva la velocita’ della giustizia), lo stesso capotreno e’ stato condannato a 20 giorni di carcere, con l’accusa di violenza privata (viva l’equita’ della giustizia).
Non e’ chiaro in cosa Andrea Favaretto, dipendente delle Ferrovie dello Stato, sia stato violento: forse ha alzato di un decibel il tono della voce, oppure semplicemente non ha avuto la gentilezza di chiudere un occhio.
Probabilmente, a fare insospettire i giudici, e’ stato il fatto che un dipendente pubblico facesse il suo dovere senza batter ciglio, d’altronde non ci siamo piu’ abituati.
Cosi’, dato che il passeggero viaggiava senza regolare biglietto, alla fermata successiva ha preso i suoi bagagli e li ha lasciati sul binario: ecco il motivo della violenza. Cosa sara’ questa, appropriazione indegna? Abuso di coraggio?
Gli e’ andata pure bene che non e’ stato condannato per estorsione. Magari la sua richiesta poteva essere interpretata dai giudici come una forma di pizzo: “se non paghi, ti brucio la possibilita’ di andare a destinazione”.
In pratica: se scegliete di fare il capotreno, e malauguratamente doveste incontrare qualcuno senza biglietto, o vi mettete in ginocchio e lo pregate di recarsi al primo tabacchino disponibile (con la promessa di non farlo piu’), oppure bene che vi va vi fate un po’ di carcere. Sempre che a nessun passeggero venga in mente di picchiarvi.
In quel caso, sarebbero pure capaci di accusare voi di omissione di soccorso (verso voi stessi) e assolvere il picchiatore per legittima difesa.
“Il treno dei giustizieri e’ in partenza dal binario 86.
Leggere attentamente la smorfia napoletana prima di salire a bordo.